venerdì 5 dicembre 2014

Auguri di cuore!


Il blog va già in vacanza poiché c'è da accogliere un nuovo membro della famiglia: vi do appuntamento al 2015 con le nuove presentazioni di Gente che aspetta, alcune delle quali sono già in programma! 
Un 2015 ricco di novità! Durante queste vacanze leggete Gente che aspetta, se non lo avete ancora fatto!

Auguri di cuore!

venerdì 21 novembre 2014

Un'attesa speciale...




Le presentazioni a Napoli al Teatro Bellini e a Castellammare all'88 musiclab hanno rappresentato occasioni uniche di confronto e divertimento: ringrazio ancora gli amici presenti, tutti molto affettuosi e disponibili. Un'esperienza che mi sta dando molto, vissuta in uno dei periodi più belli della mia vita...un periodo segnato, tra l'altro, da un'attesa speciale...

Ne parlo in questo video girato per Unica Channel:

martedì 11 novembre 2014

Venerdì sera a Villa Bruno la prima presentazione di Gente che aspetta....che serata!

La serata di venerdì a San Giorgio a Cremano è stata indimenticabile: la mia gratitudine va a tutti coloro che erano lì, in particolare alla mia amica Angela De Matteo, un'artista di gran talento, a mio marito Pino L'Abbate e a Pino Imperatore, un presentatore d'eccezione, che ha speso per me parole bellissime.
Vi lascio una foto che ci ritrae insieme....e mi preparo al prossimo appuntamento che è per venerdì 13 novembre al Teatro Bellini di Napoli con Fabiana Sera, Nunzia Schiano, Gaetano Amato.

martedì 21 ottobre 2014

Secondo appuntamento: 13 novembre al Teatro Bellini di Napoli

Una volta avvenuta la pubblicazione di un libro, ha inizio il momento dedicato alle presentazioni e al confronto con i lettori: sono entusiasta e non vedo l'ora di cominciare! Il primo appuntamento, come anticipato, è per il 7 novembre, nella bellissima Villa Bruno a San Giorgio a Cremano. 
Il secondo appuntamento è invece per giovedì 13 novembre alle ore 17.30, al Teatro Bellini di Napoli : nella splendida cornice del caffè letterario "Sottopalco" by Marotta & Cafiero editori, Fabiana Sera presenta il libro "Gente che aspetta", interverranno Gaetano Amato e Nunzia Schiano.


lunedì 13 ottobre 2014

"Gente che aspetta" tra immagini, idee, sensazioni

Ognuno ha il suo stile e i suoi tempi: è un processo personale.
Per quanto mi riguarda, parto sempre da una sensazione, da un'immagine, da un'idea, e comincio pian piano a costruirvi intorno una storia. Il concatenarsi degli eventi e la struttura fondante arrivano dopo. 
Indispensabile il parere esterno: in base a quello apporto poi modifiche, ripenso ai dettagli, cerco di modellare la storia.
Mi impongo lunghe pause tra una revisione e l'altra, perché quando si legge per troppo tempo la stessa storia non ci si accorge più di ciò che non va.
Si tratta, per me, di un percorso ancora tutto da tracciare, e trovo che questa fase iniziale sia di fondamentale importanza per comprendere in che modo devo affrontare al meglio il prossimo scritto a cui sto già lavorando. Per questo i commenti di chi legge sono i benvenuti: li sto apprezzando molto e sto facendo miei tutti i suggerimenti ricevuti.
Al di là di tutto, quello che mi fa più piacere è essere riuscita a portare a termine questo romanzo nel modo in cui volevo...
Stamane continuano i preparativi per le prossime presentazioni...nell'attesa....qualche riga tratta da "Gente che aspetta":
"Cominciò a pensare all'odore di lei, per sentirla meno distante: gli venne in mente la sensazione che provava accarezzando la sua pelle, sfiorando le pieghe del collo, poggiando le labbra sulle sue labbra, immaginò il calore di quel corpo che per anni aveva dormito accanto a lui, gli abbracci sotto le lenzuola, colmi del desiderio di starle vicino, quando a bassa voce le raccontava come era andata la giornata, le sussurrava all'orecchio qualcosa, e poi affondava il capo nei suoi seni. In quel momento sentiva l'abbraccio di lei divenire più forte, la mano destra sfiorare i suoi capelli. Renato allora alzava il capo e la guardava: ciò che amava di più del suo viso notturno era la ruga sul lato destro della bocca, una ruga che rappresentava il primo segno sul volto di lei. Renato amava adesso più di prima il volto della donna che gli era accanto: per lui quella ruga era tutto, era il sigillo posto sulla loro unione, era il simbolo di ciò che vi era stato, era il senso di ogni giorno vissuto".

lunedì 6 ottobre 2014

Booktrailer di "Gente che aspetta" con musiche di Gaemaria Palumbo

Un modo a mio parere molto efficace per presentare al meglio il proprio romanzo è il "booktrailer".Immagini che evocano l'atmosfera del romanzo, una musica, bellissima, di Gaemaria Palumbo, che conduce al senso più profondo della storia.
Guardatelo, attendo vostri pareri!


 https://www.youtube.com/watch?v=SCzjY8-G7qU




sabato 4 ottobre 2014

In preparazione: le prossime presentazioni!

Quattro vite che si incrociano
Quattro destini: un legame profondo
Amore, felicità, senso dell'esistenza
La ricerca dell'identità: una lunga strada verso la rinascita
Un tempo-non tempo dove tutto si combina e tutto si compie
Quattro esistenze unite dal medesimo filo conduttore:
l'attesa
A casa nostra fermento continuo...in preparazione...le prossime presentazioni!

Foto: Quattro vite che si incrociano
Quattro destini: un legame profondo
Amore, felicità, senso dell'esistenza
La ricerca dell'identità: una lunga strada verso la rinascita
Un tempo-non tempo dove tutto si combina e tutto si compie
Quattro esistenze unite dal medesimo filo conduttore:
l'attesa
In preparazione...le prossime presentazioni!

giovedì 2 ottobre 2014

Presentazione "Gente che aspetta" a S.Giorgio a Cremano il 7 novembre 2014

Emozionata per questo evento: spero sarete in tanti a venire, e a scambiare quattro chiacchiere con me, Pino Imperatore, Angela De Matteo e mio marito Pino L'Abbate.


lunedì 29 settembre 2014

domenica 28 settembre 2014

Leggendo "Gente che aspetta"...

Leggendo “Gente che aspetta”...

“Vestiti, usciamo”, le disse Renato una mattina.
Irene  indossò  gli stivaloni in pelle,  Renato  la prese  per mano.
Adesso, i passi dei due, che solcavano la terra, producevano un  suono  appena  percettibile:  continuavano a non  parlare, ma  si  tenevano  per  mano,  il sorriso  di Irene  non  sparì, Renato la guardò più intensamente: “ti devo parlare”.
Durante   la  conversazione,   le  due  figure   si   fusero  in un'unica immagine, un intreccio di corpi che si perdeva tra le ombre   del giardino,  sotto  gli alberi,  nella freschezza   del mattino: parlarono a lungo, e a lungo si abbracciarono, le loro labbra si  sfiorarono appena,  i loro occhi si  incrociarono molte volte, e le loro mani furono sempre unite. Le gambe di Irene cominciarono a tremare impercettibilmente quando  le parole di Renato  divennero più difficili da  sopportare,  la donna  inclinò il capo, si morse le labbra, allora lui cominciò ad accarezzarle il viso,  le sussurrò  parole di conforto, ma Irene,  già  da tempo,  aveva smesso  di ascoltare: seguirono molti momenti di silenzio,  sguardi  muti si  alternarono al suono delle ultime parole di Renato, quelle definitive. Irene si voltò, e cominciò a procedere a passo lento verso casa,  vi entrò  senza  esitare,  e  la sua  figura  sparì:  Renato rimase  a  osservarla  per  qualche  istante.

mercoledì 24 settembre 2014

Irene e il contatto con la terra

Un altro passo tratto dal primo capitolo di Gente che aspetta:

"Irene uscì in giardino, per godere di quella solitudine, alzò lo sguardo e si lasciò andare al calore del sole che splendeva forte. Si sedette e prese a macinare il terreno con le dita, poi scavò una buca come fosse sabbia, infine si distese al sole, e chiuse gli occhi. L'esigenza di recuperare il contatto con una parte di sé che aveva dimenticato la spingeva a ricercare il sapore della terra e della musica.
Con gli occhi chiusi non pensò. Si finse silenzio. Si finse immobilità. Si finse primo giorno di primavera. E tacque. Tacque fino a credere di svenire, fino a sentire di non essere più. Distese il suo corpo fino a renderlo elastico, aprì le braccia, distanziò le dita della mano le une dalle altre. Così facendo coprì per intero la sua ombra. Fu piena di sé stessa. Sospirò. Si nutrì di quel senso di libertà, si accolse. Riconobbe l'odore della terra, la sentì morbida al tatto. Si finse acqua capace di penetrare in fondo, si finse nutrimento, si finse odore di fertilità. Ebbe il tempo di percepire quel contatto, lo visse totalmente.
Si unì alla terra. Fu nutrimento, fu fertilità, fu acqua capace di penetrare in fondo".


Una foto scattata da mio marito durante un viaggio in Grecia:

domenica 21 settembre 2014

Renato incontra Miriam: uno degli snodi fondamentali di Gente che aspetta

Voglio pubblicare qui qualche stralcio del mio romanzo.
Quella che segue è una parte del secondo capitolo.
Renato incontra Miriam:


"Una foglia si staccò dal ramo, ondeggiò per qualche istante assecondando la traiettoria disegnata dal vento, sfiorò il dorso della mano di Renato, e scivolò poi verso il tronco dell'albero, esitando: infine si posò, lenta, sull'asfalto, occupando l’ultimo angolo rimasto vuoto, incastrandosi alla perfezione nel mosaico. Renato pensò che l’autunno non era mai stato tanto freddo come quell'anno, e che se avesse smesso di correre si sarebbe congelato. Il tappeto di foglie su cui procedeva alla velocità di dieci chilometri orari gli permetteva di accarezzare la terra senza ferirsi, malgrado i suoi passi fossero decisi e taglienti. Non osava distogliere lo sguardo dalla strada ricoperta di foglie: lo riconciliava con i suoi pensieri, gli pareva di fondersi con il complesso di odori, visioni e rumori che lo accompagnavano. Il suo respiro aveva ritmo sostenuto, modulava la velocità assecondando il percorso: sentiva il suo cuore battere con regolarità, le gambe reagire alle sollecitazioni del terreno con decisione, le braccia piegate, parallele al corpo, sostenere la spinta in avanti che lo indirizzava verso la meta. La sua mente, libera dai pensieri, accoglieva il silenzio di tanto in tanto infranto dallo scricchiolio di qualche ramo. Come un'onda il tappeto di foglie si muoveva al suo passaggio.
Con movimenti lenti. Quando correva Renato ritrovava forze che pensava di non possedere: ogni sensazione spiacevole lo abbandonava, e c'era posto solo per quello che contava. Quel giorno, mentre correva, avvertì il rumore dei passi di Miriam. Si avvicinava a lui: i suoi tacchi segnavano con precisione la distanza che li separava, e la annullavano con ritmo progressivo. Fece fatica a respirare, l’ansia sembrò prendere il sopravvento. D'improvviso il suono che accompagnava il suo incedere sulla superficie cessò: i suoi passi furono brevi e decisi, avanzò nervosamente modificando la traiettoria, rallentò la velocità. Miriam sfiorò il suo braccio destro: “mi scusi, avrei bisogno di un’informazione, e non so a chi chiedere”. Renato fece finta di non aver sentito. Non sapeva bene perché, ma l'istinto gli suggerì quella reazione. Continuò il suo percorso a testa bassa, non voltò mai il capo per scongiurare la possibilità di incrociare il volto della ragazza, a tratti cominciò a rallentare il ritmo. “Mi scusi, le ho chiesto di fermarsi”. Lei lo incalzò. Renato esitò ancora: stavolta modificò lentamente la traiettoria, guardò l'orologio per cercare di giustificare la sua disattenzione, mantenne lo sguardo fisso davanti a sé, senza esitare nemmeno per un istante. Fu deciso nel proseguire senza fermarsi. “La prego, mi ascolti”. Lei continuava. Renato venne meno a ciò che si era ripromesso. Si fermò. Si girò lentamente verso di lei per guardarla negli occhi. Ne avvertì il profumo. Notò i capelli castani raccolti in una treccia e il colorito pallido, occhi miopi che la scrutavano: “Mi dica, per piacere, dove posso andare”. Renato la guardò, era confuso. Non aveva capito il senso
della sua domanda ma continuava a osservarla: rinchiusa nel suo cappotto verde scuro aveva combattuto contro la sua timidezza prima di raggiungerlo, prima di decidere di rivolgergli quella domanda. “Mi dica, per piacere, dove devo andare”. Renato, ritrovando una serenità che per qualche attimo
aveva perso senza motivo, le disse: “Cosa posso fare per lei?”.
Per un attimo Miriam gli rivolse uno sguardo perplesso. Era un'espressione ingiustificata, Renato non capiva perché avrebbe dovuto intuire il senso della domanda che quella ragazza continuava a rivolgergli. Miriam dischiuse per un attimo le labbra, e lui attese, silenzioso, una spiegazione. La ragazza cominciò a fissare incuriosita le sue mani, Renato, preso dalla timidezza, le nascose nelle tasche dei pantaloni, la fissò negli occhi, era incredulo. Non capiva cosa volesse, aveva difficoltà a comunicare con lei.
“Io non so nulla, so solo che ho camminato troppo a lungo senza riuscire a trovare la stazione. Vivo in provincia, non conosco bene questa zona, è mattina presto e non c’è nessuno in strada, e non mi orienterò mai”. Miriam era visibilmente nervosa. “Si calmi. Mi dica cosa cerca, qual è il posto in cui deve andare”. Negli occhi della ragazza, una calma improvvisa. Un'emozione appena accennata che Renato colse con chiarezza. “Cerco la stazione, devo tornare a casa”. “Ne conosco una, è a circa un chilometro”, le disse Renato, tentando di rassicurarla. “Dove precisamente?” gli chiese lei, spaventata. “Deve proseguire lungo questa strada, e appena raggiungerà il palazzo all'angolo, deve girare a sinistra”. Lei, ancora preoccupata: “Ne è sicuro? devo continuare prima dritto e poi svoltare. A destra”. “No, ho detto a sinistra”, la incalzò Renato. “Sì, certo, a sinistra”, sussurrò Miriam, in preda allo sconforto. “Non si offenda, mi sembra confusa”. “Sono sempre confusa, al mattino” gli confessò, rassegnata. “Non si preoccupi, è normale”, le disse lui sorridendo. Miriam lo guardò, stupita. Renato indagò la sua espressione
per qualche attimo, e subito dopo si accorse che le sue mani
erano strette in un pugno. La tensione era tornata a essere
evidente in ogni gesto del suo corpo: sembrava volerlo
trattenere ma non aveva il coraggio di pronunciare parola.
Stette ferma a guardarlo. Lui le sorrise. Miriam tirò fuori dalla tasca del suo cappotto un pacchetto di caramelle alla frutta: “ne prenda qualcuna, la farà sentire meglio”. Renato ne prese due. Il suo telefono cellulare squillò: “mi scusi, devo rispondere”. Era la voce di Irene, lo chiamava per dirgli che quella sera non si sarebbero potuti vedere come avevano stabilito il giorno precedente perché lei era impegnata per un convegno. Avrebbero dovuto parlare un po' per chiarire alcune questioni. Durante la conversazione lo sguardo della ragazza cambiò: lo scrutava con attenzione. A conversazione terminata, Renato si sentì sollevato per la scelta di Irene di non vedersi: non ne aveva alcuna voglia ma non era riuscito a dirglielo. Renato guardò la sconosciuta e le sorrise. Le chiese poi di seguirlo al bar lì vicino, avrebbero potuto prendere un caffè: lei acconsentì senza esitare.
Restarono seduti in silenzio per diversi minuti, uno di fronte all'altra: la ragazza continuava a fissargli le mani. Questa volta la lasciò fare: le sue dita erano ferme sul tavolo, lisce e pallide. Non osava muoverle.
Gli chiese, con aria familiare, “E' da molto tempo che corri?”. Renato le spiegò che correva tre volte a settimana da qualche anno, che gli piaceva, lo aiutava a sentirsi meglio. La conversazione si arrestò d'improvviso: la ragazza aveva poche curiosità. Gli disse di chiamarsi Miriam, lui pensò fosse un bel nome. Renato non guardò oltre la sua treccia per molti minuti: gli piacevano quei capelli castani ondulati, raccolti in maniera disordinata sulla sua spalla, in quel modo. Miriam cominciò a sfogliare con aria disinvolta le pagine del quotidiano, sceglieva le notizie che le interessavano, e leggeva per pochi istanti il contenuto degli articoli, con una noncuranza molto simile al disinteresse che lo faceva sorridere. Voltava pagina continuamente, sembrava che nulla di quello che era scritto le interessasse davvero. Ordinò un succo d'arancia e bevve. Renato la osservava e non osava pronunciare parola: sentiva che ogni gesto sarebbe stato inopportuno. Miriam, allora, prese il suo cellulare e gli chiese il numero: “Potremmo sentirci, se ti va”. Le disse di sì, le diede il suo numero. Senza fare domande, Miriam si alzò dalla sedia e lo salutò. Renato pensò che mai gli era capitato un incontro simile. Pensò che avrebbe potuto rivederla o non rivederla mai più, sarebbe stato lo stesso: gli era bastato conoscerla, anche se solo per pochi istanti, anche se solo per quello che di lei aveva appena percepito".


A breve pubblicherò altri stralci.....

Questa è una bellissima foto scattata da mio marito...


Versione cartacea di Gente che aspetta!

In questa bella domenica un ulteriore motivo di entusiasmo: è in arrivo la versione cartacea!
A breve, qualche estratto...


Foto: In arrivo la versione cartacea!!!!

Les Garçons et Guillaume, à table! (Titolo italiano: Tutto sua madre) Un film da vedere.

Come anticipato più volte, la ricerca dell'identità che occupa i protagonisti del romanzo “Gente che aspetta” riguarda, in particolare, la loro vocazione artistica più intima, una vocazione spesso soffocata da loro stessi ovvero ostacolata da fattori esterni non sempre governabili: tuttavia, il percorso di crescita di ciascuno finisce poi con il coinvolgere anche il loro rapporto con i sentimenti e con la loro visione generale dell'esistenza. 
Mi piace quindi guardarmi intorno per scoprire come altri, al cinema e in letteratura, hanno affrontato tematiche analoghe.
Tra le svariate possibilità che avevo, ho scelto di guardare un film uscito da poco sulla ricerca dell'identità, affrontata da una peculiare angolazione che, tuttavia, non è la stessa di cui mi occupo nel romanzo, ma che riguarda una delle prospettive possibili su cui fondare questo tipo di analisi.
Les Garçons et Guillaume, à table!” è un film ironico e delicato, un percorso di crescita e scoperta di sé effettuato con gli occhi di bambino, utilizzando il linguaggio del gioco, che è alla base della messa in scena teatrale. 
Uscito nel gennaio del 2014, esordio alla regia dell'attore Guillaume Gallienne, che ne ha scritto il soggetto e la sceneggiatura, adattando un suo spettacolo teatrale, nel film è valorizzato il talento istrionico del protagonista, che dall'inizio alla fine si diverte a interpretare in primo luogo sé stesso: prima di giungere alla finale consapevolezza della propria identità reale, Guillame vive infatti svariate esistenze sul suo palcoscenico immaginario, tentando, in maniera giocosa, spesso ironica, talvolta drammatica, di carpire l'aspetto più autentico di sé.
La cornice è il teatro: un luogo-non luogo, un posto dell'anima in cui poter esplorare in libertà ciò che si è e ciò che non si è, con una sensibilità non comune, in un susseguirsi di situazioni esilaranti che si intrecciano con momenti drammatici, e che pongono in luce l'aspetto più umano e tenero del protagonista.
Ciò che mi piace porre in evidenza qui è che il tema della ricerca dell'identità viene affrontato utilizzando un linguaggio immediato, la messa in scena teatrale diviene, di conseguenza, la cornice ideale in cui sviluppare con coerenza l'intento che, a mio parere, ha animato il regista: affrontare una tematica complessa in maniera giocosa. 
Ma non voglio rivelare troppo, perché questo film va visto!

Guardatelo, magari proprio oggi: può essere un modo per trascorrere un piacevole pomeriggio domenicale!


lunedì 8 settembre 2014

Il tema centrale: la ricerca dell'identità

La ricerca dell'identità è il tema centrale del romanzo: una ricerca affrontata in differenti direzioni, che mette a dura prova i protagonisti.
Ricerca dell'identità che scaturisce da un conflitto tra ciò che i personaggi sono e ciò che invece sentono di essere: l'incompiutezza e il senso di disorientamento sono dunque sensazioni comuni a ognuno di loro, un senso di inadeguatezza che infine li conduce a mettere in discussione le loro scelte esistenziali, e a tentare un nuovo percorso, verso la rinascita.
Il conflitto, dunque, come principio che fonda il viaggio dentro e fuori sé stessi, un conflitto che permette a ognuno di loro di sperimentare una visione differente dell'esistenza.
Il conflitto affonda spesso le sue radici in una parte del proprio percorso esistenziale rimasta incompiuta ovvero messa a tacere, in un talento inespresso: Severa vorrebbe dipingere ma non può farlo liberamente, perché deve pensare solo a studiare e a costruire una famiglia; Renato ha dovuto interrompere la sua carriera di attore che stentava a decollare; Armando è uno scrittore di successo ma vorrebbe esprimere il suo talento in maniera differente, cercando un approccio con la realtà che lo circonda più simile al suo modo di essere.
Mi è piaciuto percorrere i sentieri dell'anima di questi artisti in conflitto con sé stessi e mi è piaciuto osservarli e parlare di loro fino al momento in cui ciascuno è riuscito a venirne a capo: la rinascita finale ha comportato alcune rinunce e doverosi cambiamenti ma ne è valsa la pena.
In questo blog voglio parlare del mio romanzo ma non solo: voglio soprattutto confrontarmi sui temi affrontati e inoltre scoprire come gli stessi temi sono stati trattati da altri autori al cinema e in letteratura. Suggerimenti e commenti sono ben accetti!
Per ora ho già scelto un film da vedere e nel prossimo post voglio parlarvi proprio di questo!
Buon inizio settimana a tutti!

sabato 6 settembre 2014

La trama di "Gente che aspetta"

Come accennavo nel post precedente, la strada è stata lunga e difficile: un'idea di fondo da sviluppare e la costante necessità di donare una coerenza di fondo al romanzo.
Cominciamo dalla trama in breve:la vita di quattro persone si svolge in epoche diverse. 
Le esistenze dei quattro protagonisti sono apparentemente separate ma in fondo legate da un sottile filo conduttore: la riflessione sull'amore, sulla felicità, sul senso dell’esistenza permea la loro quotidianità nella stessa misura, e scandisce allo stesso modo le loro azioni.

La ricerca dell'identità è il tema centrale intorno al quale le vite di Severa, Renato, Armando e Arianna si snodano, in un percorso affannoso ma necessario, verso la rinascita. 

Nei prossimi post farò degli approfondimenti sui protagonisti......
Nel frattempo...buona lettura qualunque cosa voi stiate leggendo!
Ah, dimenticavo.....il romanzo Gente che aspetta è stato segnalato nella home page del sito "Indie Shake&Co", che seleziona le ultime pubblicazioni di autori indipendenti di qualità, effettuate in maniera professionale!
Andate a dare un'occhiata: sul sito è disponibile anche un'anteprima del romanzo. 
http://indieshakeandco.blogspot.it/2014/09/gente-che-aspetta-di-chiarastella.html

Per chi ha curiosità il mio romanzo è acquistabile on line ai seguenti link:



Il costo dell'E-BOOK è di €1.99

AMAZON

BOOKREPUBLIC

ITUNES

Vi do poi l'indirizzo della pagina FB



venerdì 5 settembre 2014

Un lungo percorso verso la pubblicazione

Ho 34 anni, sono un avvocato ma da sempre amo scrivere: sono autrice di racconti e testi teatrali ma credo che il mio primo vero banco di prova sia rappresentato da "Gente che aspetta".
Da qualche giorno, infatti, ho pubblicato il mio romanzo e l'emozione è tanta: "Gente che aspetta" è il frutto di un lavoro lungo e complesso ma che mi ha dato tanto e che spero sia in grado di emozionare i miei lettori.

Ho cominciato a scriverlo circa tre anni fa: l'idea e la struttura iniziale sono rimaste invariate mentre ho revisionato il contenuto più volte e a distanza di tempo. Un anno fa, prima della revisione finale, mi sono fermata per qualche mese: nel frattempo ho riconsiderato il lavoro nel suo complesso e, mentre lo facevo, ho frequentato la scuola per sceneggiatori e registi cinetelevisivi di Roma al termine della quale, quest'anno, mi sono diplomata in sceneggiatura.
La stesura finale del romanzo è quindi cominciata pochi mesi fa, quando avevo finalmente in mente, in maniera chiara, l'intera storia e il suo sviluppo.
Spero questa storia piacerà a chi vorrà leggerla...aspetto i vostri commenti!

A breve, la trama e alcuni particolari...