mercoledì 7 gennaio 2015

Il film "Philomena" e le scelte dell'autore

Riparte ufficialmente il blog dopo la pausa legata alle festività e alla nascita della mia seconda figlia che ci ha permesso di rivivere la bellissima esperienza di diventare genitori...
In attesa delle prossime presentazioni (siamo in fase organizzativa!) oggi voglio riprendere il discorso sul testo, in particolare sul tema centrale. 
Quando si scrive è necessario fare delle scelte: scelte sull'oggetto del proprio scritto, sui personaggi, sull'inizio e sul finale della storia. Bisogna poi scegliere il genere, individuare l'atmosfera, immaginare una colonna sonora anche se non dichiarata. Bisogna effettuare, insomma, delle scelte che diano coerenza e direzione precisa alla storia, che permettano di distinguerla dalle altre conferendole un proprio carattere. Ogni autore, infatti, ha un proprio stile che si identifica con le scelte che compie e che fondano la sua storia. 
La coerenza di un testo è fornita, in particolare, dall'individuazione di un tema centrale che anima l'intera narrazione. Il tema centrale può riguardare i più svariati argomenti, e deve essere sintetizzabile in una breve espressione, meglio ancora se in una sola parola. 
Uno degli argomenti più affascinanti, a mio parere, scandagliato al cinema e in letteratura da svariati autori, è quello che ho scelto per il mio romanzo ovvero “la ricerca dell'identità”.
Un tema che lascia spazio a molteplici possibilità, in quanto la ricerca di sé stessi può essere affrontata in differenti direzioni e analizzata da diverse prospettive: il cinema ha fornito numerosi esempi in tal senso. 
Un esempio recente è dato, a mio parere, dal film “Philomena”. Una donna parte in cerca di suo figlio che è stata costretta a dare in adozione in giovane età: in questa avventura è accompagnata da un giornalista, uomo apparentemente cinico e disilluso ma animato, in realtà, da un forte desiderio di recuperare il contatto con la parte di sé più autentica. Quello che comincia come un viaggio alla ricerca della verità su quanto accaduto in un lontano passato si trasforma per l'uomo in un percorso esistenziale che lo riconcilia infine con sé stesso: questa maturazione è dovuta alla protagonista femminile che, a mio parere, può simbolicamente rappresentare la figura materna in grado di restituire l'uomo alla vita.
Il film è stato presentato in anteprima il 31 agosto 2013 all'interno del concorso ufficiale della 70ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, dove ha vinto il Premio Osella per la migliore sceneggiatura. Al Toronto International Film Festival ha ottenuto il secondo posto tra i film scelti dal pubblico.
Un film delicato, poetico, coinvolgente: la prova dei due attori protagonisti è impeccabile, un tributo particolare va a Judi Dench, un'attrice in grado di donarsi completamente al proprio personaggio conferendogli la voce più autentica.
Il ritmo è lento, l'atmosfera ovattata,i colori tenui: è un viaggio interiore che richiede il giusto tempo che è quello della riflessione e dell'incontro di due anime.
Vi consiglio di guardare questo film se non lo avete ancora fatto, merita particolare attenzione.